CHOCOLAT 3B – BlogCast

Diario dove raccontiamo la nostra esperienza di podcaster

Motore, azione! Ciak, si gira!

Ancora un pomeriggio podcastiano.

Ultimamente, ci divertiamo ad inventare nomi riguardanti il mondo del podcasting. Il prof., ad esempio, è orgoglioso che in un’intervista un giornalista lo abbia definito “prof.-podcast” e che un docente universitario gli abbia rivolto l’appellativo di “teacher-podcast”, anche se in entrambi i casi si tratta della stessa e identica espressione, ma lui non lo ha ancora capito e se ne va in giro citando con fierezza tutte e due le definizioni.

Comunque sia, vi stavo raccontando di un altro pomeriggio trascorso a registrare gli episodi del podcast, un pomeriggio speciale. La scuola è finita. Possiamo quindi prendercela con calma, e il nostro nuovo luogo di ritrovo – casa di Alessia – è proprio il posto dove potersi rilassare e fare le cose con tranquillità. La mamma di Alessia, Luciana, ama cucinare e al nostro arrivo non manca mai di farci trovare dolciumi e leccornie varie, ma stavolta ha fatto le cose in grande, ci ha messi di fronte ad una tavola imbandita di tramezzini farciti, patatine e snack di ogni tipo, bibite a volontà (fatta eccezione per gli alcolici). Ne siamo rimasti piacevolmente colpiti, anche se entro breve abbiamo capito che tutto questo rappresentava per lei soltanto un piccolo spuntino. Tramezzini e snack non si possono certo considerare un’espressione dell’arte culinaria, mentre gli spaghetti allo scoglio che ci ha proposto subito dopo vi rientrano a pieno titolo.

“Chiedo scusa Luciana, se le faccio notare che…, come dire, se mi posso permettere…. insomma, sono le 4 di pomeriggio, Santo Dio! Non possiamo affogarci in questo modo nel cibo! E oltretutto ci siamo già rimpinzati di coca cola e stuzzichini!”.

Batta si è messo sulla strada sbagliata, quella di colui che nel tentativo di ribellarsi all’abbuffata, finirà per mangiare più di tutti e ingoierà quello che gli verrà proposto senza fiatare, perché preso dal senso di colpa di aver “offeso” la cuoca. Senza contare che nel parlare di “stuzzichini” è apparso tutto fuorché credibile. Prova vivente di ciò è Simone che, manco a farlo apposta, proprio nel momento in cui Batta ha pronunciato la parola stuzzichini gli è passato davanti con le ali di un tramezzino (o forse due?!) che gli fuoriuscivano dagli angoli della bocca.

“E vabbuò, due spaghettini con il pesce frisco frisco, ma cosa vuoi che ti facciano! Sei giovane, devi crescere!”

Le frasi di Luciana, condite da quel suo accento salernitano e pronunciate con quella lemma tipica di chi sa prendere la vita per il verso giusto, risultano disarmanti, e così ci ritroviamo a girare la forchetta sugli spaghetti, facendo guerra a calamari e polipetti, mentre parliamo del podcast, fantasticando sui concorsi e immaginando vittorie su vittorie.

Ci stiamo strafogando. Le pupille rischiano di schizzarci fuori dalle orbite, mentre il prof. si sgancia il bottone dei pantaloni, per evitare una pressurizzazione forzata della pancia, con pericolo sicuro per tutti i presenti.

Intanto Simone addenta l’ultimo tramezzino rimasto sul vassoio. Il ragazzo mangia il quadruplo di  qualsiasi individuo normale, e questo spiega perché sia rimasto indietro rispetto a noi che siamo al pesce e che ora, increduli delle nostre azioni, facciamo pure la scarpetta sul piatto.

“Ah! Vi è piaciuto, eh! Vi ha accomodato il mio pranzetto! Aspettate qua che ora ve lo rifinisco”.

Luciana scompare in cucina e la cosa ci preoccupa moltissimo. Non tarda molto a riapparire con una nuova pietanza. Ha in mano una vasca di tiramisù. Il nostro stomaco chiede pietà e domanda umilmente se gli è permesso di suicidarsi prima dell’ultimo tragico atto. Ma il valzer dei piatti non ha ancora fine: Luciana torna con una vaschetta di gelato e un vassoio di brioches ripiene di crema, cioccolato e marmellata.

Simone ne afferra subito una. Non avevamo dubbi. Il fatto è che con questa mossa ci ha condannati definitivamente. Cerchiamo di spingere dentro la bocca qualche pezzetto di brioches, fingendo di esserne estasiati. Poi il prof. chiede un caffè e un goccetto di amaro, per tentare d’innescare una digestione che si prospetta lentissima. Ed è in questo modo che determina, senza saperlo ancora, la fine di questa giornata dedicata al podcast, poiché ci ritroviamo tutti quanti a sorseggiare un goccetto dell’amaro di Saronno, e in poco tempo la pesantezza svanisce, l’atmosfera si rallegra, e le nostre risate “da scemi” riempiono la stanza.

“Su, da bravi, ora basta mangiare e bere, è il momento di mettersi al lavoro”.

Le parole di Alessia non ci toccano minimamente, ci sembrano confuse, o sarebbe più esatto dire che è come se fossero annacquate.

“Esatto! Annacquate dall’amaretto di Salerno!”.

“Ahahahahahaha”.

Scoppio a ridere, mentre rifletto sul fatto che con questa battuta il prof. ha forse voluto rendere omaggio al paese d’origine di Luciana. Se non erro l’amaro è quello di Saronno e non di Salerno! Non c’è che dire, è proprio una gran bella cosa fare podcast!

“Ma ragazzi! Dobbiamo realizzare ben tre puntate oggi, ve lo siete forse dimenticati?!”.

La veemenza con cui Alessia ci rimprovera questa volta ci scuote un po’. Simone, in forma smagliante, tira il prof. per un braccio. Il suo sforzo è colossale, perché è come voler sollevare un sacco di patate. Alla fine il prof. cede e, barcollando, arriva alla scrivania dove c’è il pc e il microfono di registrazione.

Adesso è il mio turno. Punto i piedi e mi sospingo, ma ricado pesantemente sul divano. Ci riprovo, stavolta va meglio, anche se un formicolio alle ginocchia e un senso di spossatezza generale mi fionderebbero nuovamente al punto di partenza. Riesco comunque a trascinarmi fino alla postazione, con le gambe che mi sostengono a mala pena.

“Oggi inizieremo le registrazioni con l’episodio su Dante e Venditti – Alessia ci osserva preoccupata – ma dal momento che la scuola è terminata, io credo che sarebbe buffo iniziare con un “evviva, la scuola è finita!”, insomma, una cosa del genere, voi che ne dite?”. La domanda si perde nel vuoto. Soltanto il prof. annuisce, ma con l’espressione di chi non gliene frega proprio nulla di quello che sta avvenendo intorno a lui, perché troppo impegnato a rigettare indietro gli spasmi dello stomaco pieno all’inverosimile. Per questo motivo la proposta di Alessia è accettata senza obiezione.

“Ho avuto una grande idea. Aspettatemi, corro a prendere la telecamera”. Luciana ha in mente qualcosa. Spero soltanto che non riguardi l’argomento cibo. Torna da noi raggiante. Riprenderà tutto quello che faremo o diremo durante la registrazione dell’episodio-podcast, per immortalare le nostre eventuali “papere” e montarle in un filmato dal titolo “Mai dire Chocolat 3b”. Sono convinto che oggi avrà sicuramente molto materiale a disposizione!

È tutto pronto. Microfono acceso e telecamera puntata contro. Motore, azione! Ciak, si gira! Dante e Venditti, prima!

“Un saluto a tutti! Giorno fantastico ragazzi, perché finalmente è finita la scuola!”. Rispondiamo con un “evviva” generale e a questo punto Batta si appresta ad introdurre la puntata odierna, ma inaspettatamente si blocca. Alessia interviene per rimediare, ma non ci riesce. Ci voltiamo laconici verso Batta, e rinunciamo a chiedergli cosa gli sia accaduto, meglio ricominciare subito.

Ciak, si gira, Dante e Venditti, seconda!

“È finita la scuola!”. Tripudio generale. “Oggi vi parleremo, abbiamo deciso di parlarvi… – lo sguardo perso di Batta si sofferma sul prof. che però non ha la forza di reagire – abbiamo pensato di trattare…”.

Non ce la fa a proseguire. Registrazione interrotta.

“Ma che cavolo fate?! Vi chiedo aiuto e voi lì muti come pesci. È forse una colpa non ricordarsi l’argomento del giorno?!”.

A rotazione ci prova Simone, poi Alessia. L’attacco di Alessia a onor del vero è preciso, non fa una piega, ma viene a mancare completamente il nostro supporto. In sostanza: o non riusciamo a dare inizio alla puntata, o se accade, non riusciamo poi a portarla avanti. E tutto questo sta diventando un problema serio.

Scorgo Luciana che se la ride da dietro la telecamera. Lo avevo detto che oggi avrebbe accumulato materiale a sufficienza per numerose puntate di “Mai dire Chocolat3b”!

Nel frattempo siamo giunti al ciak numero 12. Lo scoramento è generale e la mente anziché schiarirsi, si annebbia sempre più con il passare del tempo. Ma con che cavolo lo fanno l’Amaretto di Saronno?!

È il turno del prof. Afferra il microfono con sicurezza, sembra la volta buona.

“Ok, ok, pomeriggio impegnativo dopo uno spuntino che si è dimostrato un pranzo nuziale, ma ora siamo tornati da voi, pronti a presentarvi un confronto difficile tra la poesia di Dante e le canzoni di Venditti…”.

Ci siamo, l’inizio è grandioso, e anche se il prof. ha saltato l’introduzione pensata da Alessia, poco importa, cosa buona è essersi sbloccati. Eccolo che continua con ritmo incalzante.

“E allora, amici ascoltatori, preparatevi ad una puntata vibrante, sensazionale, perché qui da noi i fumi dell’alcool hanno fatto il loro passaggio…”.

Ma che cavolo sta dicendo?!

“E se è vero che Verlaine e gli altri poeti maledetti si cibavano di oppio per le loro poesie visionarie, noi abbiamo invece preferito un amaro tutto italiano per predisporci al divino atto: raccontare la poesia…”.

Si è fermato, secondo me sta per vomitare. Fortunatamente si riprende.

“Scusate gente, ho detto una cazzata!”.

Noooooooo! Un inizio meraviglioso naufragato inesorabilmente.

Ci riprova Simone che s’impappina sul Canto V dell’Inferno. Alessia si perde sulla musica di Venditti. Evidentemente anche lei è stanca.

Al contrario Luciana è in formissima e continua a urlare “Ciak si gira, ciak si gira!”.

Il prof. si alza dal divano con grande incertezza e tenta di impossessarsi nuovamente del microfono, ma riusciamo a bloccarlo prima che questo avvenga. È ancora il momento di Batta.

“Ciak si gira, Dante e Venditti, quarantesima!”.

Ci voltiamo tutti verso Luciana. Ma davvero siamo arrivati al quarantesimo ciak?!

Lei coglie il nostro pensiero e ci fa segno di sì, senza staccare la telecamera dalle nostre facce sbalordite, e l’ultima cosa che riesce a riprendere di questo pomeriggio sgangherato è Batta, che con una risata sonora rovina anche l’ultimo tentativo di registrazione. Ultimo, sì, perché quaranta sono più che sufficienti, e visto l’andamento, la cosa potrebbe continuare all’infinito ed è quindi meglio chiuderla qua.

“Ciak, quarantunesima!”.

42, 43, 44, 45…

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Questa voce è stata pubblicata il 10/14/2010 da con tag , , , .
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