CHOCOLAT 3B – BlogCast

Diario dove raccontiamo la nostra esperienza di podcaster

RADIO DEEJAY

Riccione: patria del divertimento.

Tornei di beach volley, di bocce, di ping pong. Gente che gioca a racchette o a pallone lungo la spiaggia. Chi fa surf e chi va sul pattino e chi fa footing, e chi invece preferisce rilassarsi sulle sdraie massaggianti. Bambini impegnati con secchiello e paletta a costruire castelli di sabbia o a giocare con l’acqua su scivoli tortuosi. Giovani che ascoltano musica a tutto volume sotto l’ombrellone. I patiti dell’abbronzatura, con gli specchi o con la carta d’alluminio per catturare i raggi del sole. Il bagnino, sempre attorniato da tre o quattro signore. I marocchini che improvvisano un piccolo mercato lungo mare, pronti alla fuga all’arrivo della guardia costiera. E poi loro: fisico palestrato o meno, con i capelli corti oppure lunghi al vento, ricci o lisci, rossi castani biondi. Con un costume a due pezzi o in topless.

Sono loro la vera anima di Riccione: le ragazze.

Mi ricordo la prima uscita con i miei amici, per rincorrere la morosa partita per il mare con i suoi genitori. Non avevo un soldo in tasca e per pagarmi tre giorni di vacanza decisi di andare a fare un lavoretto. Dissi alla mia mamma che mi aveva ingaggiato una ditta produttrice di vini, ma le scarpe e i vestiti sporchi di cacca con cui tornavo a casa e le mani piene di pizzichi e graffi, erano un segno evidente che col vino avevo poco a che fare. Dalla mattina alla sera toglievo galline dalle gabbie, per caricarle su camion che le trasportavano chissà dove. La mia mamma, anche se preoccupata che quel lavoraccio potesse peggiorare la mia asma, mi lasciò fare, perché aveva compreso che ciò che mi stavo duramente guadagnando era troppo importante per me e non vi potevo rinunciare.

Dormimmo in 5 in una tenda, e poiché il campeggio che avevamo scelto era popolato di gente del nostro paese, il pomeriggio andavamo in giro fingendo crampi allo stomaco per la fame e trovavamo sempre qualche amico caritatevole che ci ospitava per un pasto. E dopo cena li ripagavamo, improvvisando un piano bar e animando così la serata.

A Riccione ci sono tornato in più di un’occasione da deejay, per far ballare i ragazzi in disco o sulla spiaggia, al ritmo di sambe, dance 70-80, hip hop e RnB fino al mattino. La movida della sera e le prime sbronze, le prime avventure lontano da casa ed i primi baci, sotto un cielo trapuntato di stelle, col rumore del mare come sottofondo.

Attraverso Viale Ceccarini mentre tutti questi ricordi mi fanno salire un groppo in gola e mi emozionano visibilmente. Le vetrine di negozi pieni di vestiti e di scarpe all’ultima moda catturano la mia attenzione e il dialetto romagnolo di alcuni passanti mi distoglie per un attimo e mi fa riflettere che quella parlata colorita e simpatica rispecchia in pieno le persone di qua, sempre cordiali e socievoli.

Faccio un bel respiro e percorro gli ultimi metri che mi separano dalla mèta. Tra breve saprò se un altro ricordo indimenticabile potrà aggiungersi o meno a quelli che già mi legano a Riccione e alla sua gente.

“Ciao ragazzi! Vi rubo solo qualche minuto”.

“Dicci pure, non ci disturbi, accomodati”.

La Sede

La Sede

La sede di Radio Deejay è una specie di cubo con pareti trasparenti. Al suo interno c’è la postazione del tecnico del suono, defilata sulla sinistra, mentre di fronte, dirimpetto al via vai di gente che passeggia lungo il più famoso corso della Riviera, ci sono le consolle degli speaker, con microfoni, cuffie e computer. All’esterno risalta il grande stemma della radio e alcune gigantografie che ritraggono Albertino e gli altri del clan di Cecchetto e Linus.

“Sono un prof., ma un tempo facevo il deejay proprio come voi, volevo raccontarvi di una cosa che ho creato con i miei alunni…”. Continuo a parlare con enfasi. Federico e Marisa mi ascoltano attentamente e di tanto in tanto si rivolgono delle occhiate d’intesa. Non riesco a capire se la faccenda possa loro piacere, sono forse troppo concentrato nello spiegare i tratti salienti del mio progetto cercando di trasmetterne il vero spirito, che mi sfugge il loro parere, non lo intuisco. Ma l’esclamazione di Marisa arriva fortunatamente a fugare ogni mio dubbio:

“Preparati caro prof., perché tra dieci minuti andiamo in diretta”.

Il cuore mi scoppia in petto, vorrei saltare e urlare dalla gioia. Mi precipito fuori per cercare la mia ragazza, e comunicarle la stupenda notizia. Telefoniamo agli amici che abbiamo lasciato in spiaggia e a quelli a casa, affinché si sintonizzino sulle frequenze di Radio Deejay e mi ascoltino, mentre Francy prepara la fotocamera per immortalare il grande evento.

Torno da Federico, che sta scorrendo sul pc la pagina web del nostro podcast. Mi chiede di fargli un elenco delle poesie e delle canzoni che ho trattato con i miei alunni, mentre Marisa è impegnata a stampare una lirica di Montale.

Indosso le cuffie, mi avvicino al microfono. È tutto pronto. La pubblicità sfuma e Federico attacca salutando tutti quelli che nel frattempo si sono fermati di fronte la postazione per seguire il programma. Quindi mi presenta, ed io esordisco cercando di mascherare il dialetto toscano, ma Federico, toscanaccio come me, mi rifà il verso, e allora mi sento subito a mio agio, la tensione svanisce e mi ritrovo a parlare con spigliatezza e a guardare dritto in camera, per un primo piano.

Intanto le persone, incuriosite, continuano ad affollare il tratto di Viale Ceccarini che ospita la sede volante di Radio Deejay.

Risate a applausi.

Marisa introduce la poesia di Montale, leggendone la prima strofa, Federico recita la seconda e poi arrivo io, cercando di interpretarne al meglio i versi di chiusura.

Con Federico e Marisa

Con Federico e Marisa

Federico mi canzona affermando che durante la lettura ho perfino perso la mia “esse liscata”, mentre Marisa mi fa i complimenti per l’iniziativa, che permette agli alunni di studiare la poesia divertendosi e di conoscere cantautori che altrimenti non avrebbero mai ascoltato. Poi Federico mi chiede quale componimento poetico si potrebbe abbinare con Deca Dance, ultimo successo di J-Ax, ed io confuso gli cito una canzone di Max Pezzali. Mi fa notare che avrei dovuto trovare una poesia, e allora ci rifletto un po’, ma non mi viene in mente nulla.

“Ci devo pensare su, e poi magari torno a dirvelo la prossima volta!”.

Federico e Marisa ridono e i sei preziosi ed emozionanti minuti di diretta si chiudono qua.

“Ringraziamo il professor Luca Piergiovanni di essere stato con noi e raccomandiamo a tutti di ascoltare il suo podcast, Chocolat3b!”.

Parte la pubblicità. Ci togliamo le cuffie e ci abbracciamo. Federico e Marisa sono sinceramente contenti di aver fatto questa cosa con me, mentre io mi complimento con loro, perché in pochissimo tempo sono riusciti a mettere in piedi un fuori-programma interessante e ricco di spunti. Sono stati bravissimi. Ed io che ho fatto radio per 20 anni, anche se a livello locale, ne so qualcosa.

Li saluto, lasciando loro la maglietta con stampato il logo del podcast, prima di correre dalla mia ragazza e rivedere insieme il video che ha girato e le foto che ha scattato.

Non  riesco a prendere sonno. In questa camera d’albergo fa un caldo terribile. Decido di riguardare il video dell’intervista. Me lo gusto in ogni suo particolare, manovrando la fotocamera con estrema delicatezza: sarebbe infatti una vera tragedia premere il pulsante sbagliato e cancellare tutto quanto! Ed ora che ci rifletto, credo proprio che in questi giorni di vacanza non porterò più con me la fotocamera come ho fatto finora. La chiuderò in cassaforte, sì, è proprio questo che farò, perché preferisco che mi rubino i vestiti, perfino la macchina, piuttosto che lo scrigno di un ricordo così bello.

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Informazioni su lucapiergiovanni

Insegnante di Lettere e formatore ICT. Il mio curriculum: https://www.linkedin.com/in/lucapiergiovanni

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