CHOCOLAT 3B – BlogCast

Diario dove raccontiamo la nostra esperienza di podcaster

RADIO KISS KISS

I nostri compagni ci guardano con occhi tristi, mentre noi saltiamo dalla gioia perché tra breve partiremo alla volta di Milano, destinazione Radio Kiss Kiss. Siamo in attesa del pullman che ci condurrà verso il luogo dei nostri sogni. Non è stato per nulla facile organizzare il tutto. L’appuntamento è saltato un paio di volte perché le radio hanno sempre tanti ospiti, un palinsesto ben preciso, programmi collaudati, e non è quindi semplice farsi ospitare, ma questa è la volta buona e tra poco meno di un’ora entreremo nei mitici studi di uno tra i più importanti network nazionali. Il pullman è all’orizzonte. Ci siamo. Tutti in fila con i nostri zaini ricolmi di panini e bibite. La partenza era fissata per le 13 ed è per questo che ci siamo portati il pranzo al sacco. Per l’occasione abbiamo perfino un autista privato. Il papà di Batta ha fatto le cose in grande. Dirige una ditta di autobus, è infatti suo il pullman con tanto di autista che ci ha messo gentilmente a disposizione. L’ironia della sorte ha voluto però che proprio Batta non fosse con noi oggi, bloccato a casa da un febbrone da cavallo. Gli porteremo autografi, filmati e foto a volontà. Ci disponiamo a sedere e scartocciamo alla svelta il nostro pranzo. Abbiamo una fame da lupi. Il prof. intanto ci conta uno ad uno, come si fa durante una gita. Fortunatamente non indossa i suoi famelici pantaloni viola, soltanto jeans e giacca bianca. Stavolta è ok, anzi, azzardiamo che è anche un po’ trandy.

Il viaggio scorre bene. Fantastichiamo sulla visita alla radio e sul nostro intervento in diretta. Ci sarà infatti data la possibilità di parlare per qualche minuto, anche se ancora non sappiamo come si svolgerà il tutto. Il prof. afferma che in questi casi è forse bene non prepararsi in anticipo, perché é senz’altro meglio risultare spontanei. Si è raccomandato poi di comportarci educatamente, di non asfissiare i deejay perché loro sono lì per lavorare e non possono confondersi con dei mocciosi come noi. Insomma, ci ha riempiti di raccomandazioni, ma dico io, non abbiamo mica 5 anni?! Imbocchiamo l’autostrada. Operazione pranzo terminata, fatta eccezione per Lore che ha fregato le patatine ad Alice e se le sta sgranocchiando beato. Saretta ascolta il suo rapper preferito, mentre gli altri sono stravaccati in posizione “dormo ma non dormo”. In ogni caso ci pensa il prof. a svegliare tutti, passando per i sedili con la telecamera. Intende immortalare l’andata per Kiss Kiss sottoponendoci ad una mini-intervista. Ma che pizza! Nel frattempo ci addentriamo dentro Milano. È la prima volta che alcuni di noi vedono la bella città lombarda, anche se oggi non potranno certo ammirare le sue meraviglie artistiche, poiché la sede della radio si trova in periferia.

Rimaniamo incollati ai finestrini. La gente va veloce. Auto, tram, ragazzi e ragazze che camminano alla svelta. Un tipo sofferma lo sguardo su di noi e ci fa un cenno. Lo salutiamo. Affianchiamo due ragazzi in bici che ci osservano divertiti. Salutiamo anche loro. Delle persone ferme in gruppo al semaforo si voltano e rimangono incollate su di noi finché non scompariamo alla loro vista. Altri ci indicano da lontano. D’improvviso, sembra che tutto il mondo si sia accorto del nostro passaggio. Incominciamo a sentirci dei divi. Entriamo in un viale a tre corsie, con le macchine che ci sfrecciano ai lati. Semaforo rosso. Dall’auto vicina, i conducenti ci additano come già era accaduto con i passanti di prima e poi scoppiano a ridere. Stessa cosa succede sull’altro lato. “Ehi ragazzi, mi dite cosa state combinando?! Lasciate stare la gente per strada. Siate educati. Niente segnacci o pernacchie”. “Ma guardi prof. che sono loro a ridere di noi!”. “Sì, è verissimo prof., venga a vedere se non ci crede. Ci guardano, sghignazzano, ma che cavolo vogliono da noi?!”. Il prof. si avvicina all’autista per informarsi sull’ora di arrivo e quello fa un sorriso diabolico e poco rassicurante dietro i suoi occhialoni da sole. Imbocchiamo nuovi viali e giriamo intorno a grandi palazzi. Stavolta il paesaggio umano è cambiato decisamente. Nel senso che per strada, agli angoli degli edifici, fermi di fronte alle abitazioni, seduti davanti ai negozi, ci sono solo ed esclusivamente persone dai tratti inconfondibilmente orientali. E anche loro, proprio come i parenti occidentali, si fermano a guardarci. Siamo diventati un’attrattiva irresistibile. Perfino chi è assorto nei propri pensieri, di colpo si desta e ci addita, ci schernisce con una risata, ci fotografa con le pupille che esprimono perplessità o grande sorpresa. È su di noi l’attenzione di tutti quanti. Mentre un gruppetto di giovani ci saluta calorosamente, il prof. lascia il suo posto e viene a sedersi sul fondo del pullman. Ha l’aria crucciata, sta per dirci qualcosa d’importante. “Un attimo di attenzione ragazzi. Qualcuno di voi sa per caso dove si trova la sede di Kiss Kiss?”. Il nostro ”no” è corale e il prof. s’incupisce ancora di più. Si alza di scatto e si dirige dall’autista per chiedergli dove ci troviamo, ma quello continua a guidare senza profferire parola, nascosto dietro i suoi giganti occhiali da sole. Noto per un attimo i suoi tratti orientali e poi guardo d’istinto fuori del finestrino con i miei occhi che incrociano quelli a mandorla di un passante. Ho un sussulto. Faccio due più due e riferisco tutto a Lore che burlone come sempre esclama: – Misà proprio che ci hanno rapiti!”.

La gente assiepata lungo quel dedalo di strade continua a guardarci incuriosita. Siamo nel quartiere di Chinatown, con un autista cinese, forse muto, che ci sta portando chissà dove. Di motivi per essere preoccupati ce ne sono a sufficienza. D’un tratto il pullman si arresta e la porta si apre lasciando penetrare all’interno un odore di frittura e di pesce marcio. Ci faranno a pezzetti e ci serviranno come ripieno per gli involtini primavera. L’autista ci viene incontro, si toglie gli occhiali ed esclama: “Plego signoli, allivati Kiss Kiss!”. Scendiamo inebetiti, mentre il prof. prende accordi sull’ora e il punto di ritrovo (ci starà vendendo per quattro Renminbi Yuan?!), ci corre quindi incontro rassicurandoci. La sede di Radio Kiss Kiss è vicina. C’incamminiamo, mentre il pullman sfila via. È in quell’esatto istante che tutti quanti notiamo la stessa cosa, e arriviamo ad un’identica conclusione. Sul fianco del pullman c’è stampata a caratteri cubitali la scritta: “Casinò di Campione”. Esseri scambiati per dei giocatori di poker, specie se ragazzini di 13 anni come noi, è più che plausibile che disorienti e desti curiosità attraendo l’attenzione di tutti. E noi, che nella migliore delle ipotesi, credevamo ci avessero preso per divi e che, nella peggiore, ci volessero invece rapire! È proprio vero che la vita spesso ti sorprende!

Marco e Giò ci accolgono sorridenti e gentili. Saremo ospiti del loro programma, che va in onda dalle 14:30 alle 17:30 tutti i giorni, con un titolo molto originale: “Ook, licenza di…”. Ci fanno visitare i locali della radio, compresa la regia, dove c’è il deejay Pollìni, alle prese con mille cursori. Ci colpisce lo stemma di Kiss Kiss, così colorato e pieno di piccoli simboli. Scattiamo qualche foto qua e là. Marco ci offre da bere e si siede. Siamo pronti ad ascoltarlo. Ci spiega che prima di andare in onda butta giù una scaletta con qualche idea ed i punti fissi della giornata, come la telefonata ad un personaggio famoso, l’intervento di un esperto su quello che è l’argomento odierno, e tra questi punti fissi della trasmissione oggi ci siamo proprio noi. Fa emozione vedere il nome del nostro gruppo-podcast sulla scaletta di un grande Network. Gli raccontiamo com’è nata questa idea del podcast e gli facciamo ascoltare alcune puntate, per poi soffermarci sull’ultimo episodio che annuncia la nostra visita alla radio in cui lavora, e mentre il prof. lo blocca in una discussione serrata sui tempi passati, di quando i dischi di vinile la facevano da padrone, noi ce ne andiamo da Giò, impegnato ad agganciare al telefono la moglie del mitico regista Sergio Leone. Poi, all’improvviso, Pollìni schizza fuori dalla sua postazione e urla a Marco e Giò che tra poco meno di un minuto andranno in onda. Il tempo è volato in loro compagnia! Ci fanno segno di restare fermi, mentre loro vanno nella stanza di trasmissione, separata con un vetro dalla regia. Indossano le cuffie e si avvicinano al microfono, almeno tre volte più grande di quello con cui noi facciamo podcast. “Ancora un pomeriggio in compagnia dei vostri deejay, Marco e Giò….Oggi abbiamo con noi i ragazzi della Scuola Media di Faloppio! Dovete sapere che loro….”. Arriva la prima tranche di pubblicità e Marco torna da noi per avvertirci che al prossimo collegamento staremo vicini a loro. L’importante è fare silenzio. Giò ci spiega cos’è un coro a cappella. Gli piacerebbe infatti che intonassimo una canzone e provassimo a cantarla senza accompagnamento musicale. Facciamo un po’ di prove, mentre i nostri deejay controllano sul sito della radio “il muro” dove i fan di Kiss Kiss lasciano i messaggi. Dalla regia ci fanno dei cenni e gli speaker riprendono a parlare con grande familiarità. Siamo di nuovo in diretta. “Ecco i ragazzi di Chocolat 3b… fatevi sentire, dai!”. Urliamo e applaudiamo. Le ragazze si sono disposte intorno al microfono. Al segnale convenuto iniziano a cantare “Per fare a meno di te” di Giorgia. Sono intonate e vanno all’unisono. Bella idea quella di cantare senza musica. Altre battute e poi Marco introduce l’argomento del giorno, ovvero i momenti più significativi degli ultimi 10 anni, e Alessia si lascia scappare un “Elisa di Rivombrosa”. Il prof. la trafigge con gli occhi, perché i deejay si erano raccomandati il massimo silenzio. Ma Giò prende la palla al balzo e invita Alessia ad avvicinarsi al microfono e a ripetere agli ascoltatori quello che ha appena detto, beccandosi prese in giro a non finire per aver inserito un avvenimento del genere tra quelli più importanti degli ultimi tempi. È il momento di presentare il podcast e poiché Alessia ha già le cuffie in testa, e tutti gli altri non se la sentono di parlare, è lei a spiegare agli ascoltatori il nostro progetto. In mezzo a quei due mattacchioni di Marco e Giò se la cava egregiamente. È stato un bene non prepararsi in anticipo un discorso da fare, perché la spontaneità e l’improvvisazione sembrano in questo caso carte vincenti. Il prof. aveva ragione, almeno questa volta. Giò esorta tutti quanti a visitare il nostro podcast, prima di lasciar partire la pubblicità. Ci stringiamo intorno ad Alessia e le facciamo i complimenti. Siamo fieri di lei e siamo felicissimi dell’opportunità che ci è stata data. Rimaniamo in radio ancora un’ora, ad osservare il lavoro di regia di Pollìni e le gag di Marco e Giò. Ci mettiamo quindi in posa e scattiamo le foto di rito, prima di salutarli con un grande abbraccio e ripartire alla ricerca del pullman con il nostro autista pseudo-rapinatore che è già lì ad aspettarci, con un sorriso a 32 denti.

Sfrutteremo l’incomprensione dell’andata per farci quattro risate. Ci caleremo nei panni di esperti giocatori di poker. E così, fermi all’autogrill, la scritta “Casinò di Campione” attira come previsto l’attenzione di tutti, e noi rincariamo la dose iniziando a parlare di giocate fortunate, di cifre vertiginose, con il prof. disperato che cerca inutilmente di farci tacere. Ma dovrà sperare di avere fortuna al prossimo giro di roulette, perché oramai il gioco è in mano nostra e non abbiamo intenzione di mollare.

Les jeux sont faits, rien ne va plus!

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Questa voce è stata pubblicata il 07/31/2009 da con tag , , , , , , , , .
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